RIABILITAZIONE
NEUROPSICOLOGICA (premessa teorica)
La riabilitazione
neuropsicologica é una delle branche che la scienza ha cominciato ad affrontare
solo in tempi recenti. Sconosciuta fino a qualche decennio fa, ha cominciato a
fare i suoi primi passi all’interno della riabilitazione del paziente afasico
per poi affrontare via via tutti gli aspetti cognitivi, attenzione, memoria,
esplorazione dello spazio e così via.. Un’altra difficoltà, non ancora
peraltro superata, veniva dallo scarso numero di lavori sulle tecniche
cognitivo-riabilitative e dalla contraddittorietà dei risultati.
Esistono tre filoni teorico-pratici alla base dell’intervento
riabilitativo dei deficit neuropsicologici:
a. il primo filone
dichiara che gli studi fatti in tale campo non provino la possibilità di
recupero e propone di affrontare la riabilitazione dei processi cognitivi
tramite stimolazioni aspecifiche;
b. il secondo invece
parte da posizioni del tutto opposte e suggerisce che il recupero debba passare
necessariamente da una stimolazione specifica del disturbo;
c. il terzo filone si
pone come intermediario tra i primi due e suggerisce che il riacquistare delle
abilità cognitive sia possibile sfruttando le capacità plastico riadattive di
un sistema modulare; ciò significa che non affronta il disturbo specifico ma
propone di superare le difficoltà e gli effetti inibitori derivanti da “un
modulo entrato in cortocircuito” stimolando le abilità residue, “i moduli
sani”[i],
il cui riassetto porterà alla maggiore autonomia possibile. ….il principio
metodologico a cui si riferisce si basa sulla concezione che nei deficit
acquisiti con lesione massiva a livello corticale, o senza recupero spontaneo,
é spesso improponibile un programma basato sul ripristino delle funzioni perse.
Ciò cui dobbiamo tendere é mantenere e potenziare quello che di buono c’é
ancora, sfruttando le capacità plastico-adattive del sistema modulare, e
proponendo un vissuto meno competitivo. (Prof. Giuseppe Sartori - Docente di
Neuropsicologia Clinica - Università di Padova in “Riabilitazione
Neuropsicologica e TNP, Aspetti teori e Pragmatici” di Mario Tonetta, 1998).
LINGUAGGIO
ED INTELLIGENZA
Le concezioni più
attuali sul disturbo afasico[ii],
nella sua accezione di perdita della capacità d'astrazione[iii]
e di categorizzazione, sostengono ulteriormente l’importanza della
concomitante riabilitazione multisettoriale[iv]
delle funzioni cognitive non verbali, quali le capacità logiche e concettuali
non-verbali. Tale assunto si è rivelato fondamentale non solo per i disturbi
specifici di tali funzioni, ma anche appunto per altre sindromi come quella
afasica.
Il concetto psicologico dell'intelligenza è del resto uno dei più arbitrari e
discutibili, e la sua denotazione è difficilmente definibile. Lo stesso
concetto di "Deterioramento Intellettivo" può essere definito solo
operativamente come una diffusa diminuzione di vari tipi d'attività cognitive
misurabili tramite gli abituali test d'intelligenza. Inoltre la stessa
definizione di afasia globale implica un danno cerebrale composito e vasto che
non può andare a ledere una singola funzione.
Diventa pertanto affrontare anche la disorganizzazione concettuale tramite
esercizi per la manipolazione delle caratteristiche individuali, grandezza,
colore e forma[v],
esercizi quali operazioni concettuali con mediatori percettivi, semantici e
situazionali ed esercizi di abilità logico deduttivo ed induttivo. Per una
trattazione approfondita si veda Vignolo (1990) nel manuale citato[vi].
MEMORIA
Il modello a cui si rivolgono
la maggior parte degli studi sull'argomento, si basano sull'intuizione di
William James (1890)[vii]
di una non unitarietà del processo mnemonico, frazionandolo in più componenti:
la memoria primaria o a breve termine e la memoria secondaria o a lungo termine[viii].
Altri ancora, scomporrebbero la cosiddetta memoria differita in due componenti,
la memoria a "lungo termine" propriamente detta e la memoria "a
medio termine". Quest'ultima s'identificherebbe con la capacità
d'apprendimento del soggetto ed è indicata anche con il termine di
"memoria di fissazione"[ix].
Altri svalutano tale rigida distinzione ipotizzando un'unitarietà del
processo che si articolerebbe in livelli successivi parlando di memoria
semantica, episodica, testuale ecc. L’anomia, o incapacità a ricollegare il
concetto alla sua espressione verbale, è sicuramente uno dei più diffusi
sintomi della sindrome afasica.
[i]Levy
Rahamani, 1987: alcune premesse neurobiologiche alla riabilitazione delle
funzioni psichiche superiori; in Riabilitazione Neuropsicologica di A.
Mazzucchi, il Mulino.
[ii]
Vignolo L.A. 1990 Disturbi concettuali non verbali nell’afasia in Manuale
di Neuropsicologia a cura di G. Denese L. Pizzamiglio, Zanichelli
[iii]
Goldstein K. Das Wesen der amnestischen Aphasie. Vorlaufige, Mitteilung
gemeinsamer Untersuchungen mit A. Gelb. Schwiz. Arch.Neurol. Psychiatrie,
15: 163-175, 1924
[iv]
Mario Tonetta “Riabilitazione Neuropsicologica e TNP, Aspetti teori e
Pragmatici” , 1998, New Magazine editore.
[v]
DeRenzi E, Vignolo L.A. , 1962 The Token Test: a sensitive test to detect
receptive disturbances in aphasics. Brain,
85: 556-678
[vi]
Vignolo L.A. 1990 Disturbi concettuali non verbali nell’afasia in Manuale
di Neuropsicologia a cura di G. Denese L. Pizzamiglio, Zanichelli
[vii]
Vallar G, 1983: la neuropsicologia della memoria a breve termine, Le
Scienze.
[viii]
De Renzi, 1980 : l'apprassia costruttiva; le amnesie, in Neuropsicologia
clinica, Bisiach E ed altri: F.Angeli ed. Milano
[ix]
Whitehead A, 1973: verbal learning and memory in elderly depressive, Brit J
Psychiat, 123:2o3-208.
[x]Piscitelli
V. : Attenzione (Definizione e Psicologia). Encicl.
Med. Ital. 2° USES Ed. Scient.,
Firenze, 1973
[xi]Grasso-Bondi
I. in Compendio Di Medicina Legale di Pellegrini R. e Loro A. C.E.D.A.M.
Padova 1940
[xii]Hoofien
D. "La riabilitazione dell'attenzione" in La Riabilitazione
neuropsicologica a cura di Mazzucchi, Il Mulino- Bologna 1987