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ILSOFTWARE TNP (TRAINING
NEUROPSICOLOGICO) NELLA RIABILITAZIONE DEI DEFICIT COGNITIVI:
PROGETTUALITÀ E UTILIZZO IN RSA
(Strutture Residenziali per Anziani)Dott. M. TONETTA
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La
neuropsicologia in trentino nasce dal dott. Giuliano Sartori |
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Nel 1957, in colleganza con l’Amministrazione dell’ospedale
di Rovereto ha istituito e organizzato il Centro Regionale Rieducazione
Motoria per Motulesi Spastici e Discinetici dell’età evolutiva
Nel 1963 ha istituito e organizzato nell’ambito della Divisione di
Neurologia dell’Ospedale di Rovereto, il Reparto di Riabilitazione per
Neurolesi Adulti attualmente operante ed all’interno del quale mi ha
chiamato ad operare nel 1973
Nel 1963 ha istituito e organizzato nell’ambito della
Divisione di Neurologia dell’Ospedale di Rovereto, il Reparto di
Riabilitazione per Neurolesi Adulti attualmente operante ed all’interno
del quale ha chiamato il dott. Mario Tonetta ad operare nel 1973
Nel 1988 nasce “DISLESS” che è un po’ il precursore di TNP, un software
che nasce dalla clinica e che scaturisce da principio che il terapeuta
deve adattarsi al soggetto e non viceversa.
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IL TNP
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viene
presentato per la prima volta nel 1994 ad UDINE |
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e successivamente a Napoli nel 1995

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La relazione esponeva le caratteristiche del TNP (Training
NeuroPsicologico) e le sue possibilità d’intervento in campo
riabilitativo.
L’organizzazione su modelli aperti e la possibilità di
costruirsi od aggiungere esercizi, modificando ed adattando gli
archivi (alle singole, spesso sperimentali, esigenze del
paziente) fa del software uno strumento attualissimo e di facile
utilizzo.
PAROLE CHIAVE
Riabilitazione Neuropsicologica, Deficit Neurocognitivi,
Stimolazione multisettoriale. Flessibilità degli archivi,
Esercizi personalizzati
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IL TNP: UN SOFTWARE CHE OPERA IN AMBIENTE WINDOWS
NAPOLI 1995
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Il TNP include
esercizi di: memoria, attenzione, percezione, cognizione
spaziale, intelligenza verbale, linguaggio, etc.
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Per un approfondimento vedasi la pagina web
http://www.npsyco.it/strum/software/tnp/tnp0.html.
CASO CLINICO
Pz. 65 anni, con arresto cardiaco, anossia cerebrale, compromissione
cognitiva, etc
ESAME NEUROPSICOLOGICO eseguito a circa un anno e mezzo dall’evento morboso.
"Dal Dicembre ‘97 - su consiglio del Neurologo - il Pz è inserito in un
programma di rieducazione cognitiva con sedute settimanali …………….Sulla
base del resoconto dei famigliari (questionario di efficienza mnesica),
deficit più o meno evidenti (imprecisioni e necessiti di facilitazioni e
sollecitazioni esterne) si rilevano in tutte le aree indagate (memoria
autobiografica. competenze semantiche, orientamento, consapevolezza
delle proprie limitazioni): in particolare. vi è da sottolineare che le
abilità prospettiche, l’apprendimento di nuove informazioni e la memoria
per eventi sono tuttora nulle e il Pz dipende totalmente da suggerimenti
esterni. Anche al questionario di efficienza comportamentale emergono
grossolane turbe riferibili soprattutto a deficit di motivazione
(inerzia), atteggiamenti regressivi, perdita del ruolo familiare e
sociale: il livello di collaborazione, quindi, è molto scarso ed il Pz.
sembra non tollerare le frustrazioni, è insofferente alle
sollecitazioni, rifiuta dimettersi alta prova o di svolgere attività
poco gradite e rimane inattivo per lunghi periodi di tempo
Anche durante l’esame il livello di collaborazione è apparso
insufficiente per la presenza di evidenti turbe emotivo-comportamentali
(impulsività, atteggiamenti oppositori o rinunciatari, ripetitività e
perseverazioni, indifferenza verso i risultati delle prove).
ulteriormente incrementate dalla precoce affaticabilità……………………. In
sintesi, il quadro neuropsicologico conferma la presenza di una grave
amnesia globale inserita in un contesto di deterioramento diffuso.
Rispetto alla valutazione eseguita lo scorso anno non si registrano
modificazioni di rilievo. Tenuto conto di ciò e dell’eziologia anossica,
la situazione deve ormai considerarsi stabilizzata. L’intervento
riabilitativo può, al massimo, mirare ad ottenere livelli di autonomia
personale e domestica più efficienti rispetto agli attuali mediante
interventi di condizionamento ambientale.”
La famiglia non si arrende ed il pz. viene inserito in un programma di
riabilitazione cognitiva a casa. Dopo circa un anno di trattamento la
moglie scrive su
www.neupsy.it (sito chiuso nel 2003 circa e successivamente riaperto
su
www.npsyco.it:
“Più di tre anni fa mio marito ha subito un arresto cardiaco con
conseguente anossia cerebrale. Gli esiti sono stati pesanti, poiché sono
state investite un po’ tutte le aree comportamentali e cognitive, specie
quelle mnesiche. Sarebbe lungo e sterile dilungarsi nel racconto di
tutte le deficienze, per rendere l’idea della gravità, basti dire che
non riconosceva nè me né la figlia. Il primo anno e mezzo è poi stato
appesantito da una forma di depressione che lo ha portato a rintanarsi a
letto ed a rifiutare il cibo. Dopo un periodo di peregrinazione da uno
specialista ad un altro, anche fuori regione, la valutazione registrava
una condizione che non dava spazio a nessuna modificazione. Casualmente,
circa un anno fa, sono venuta a conoscenza del TNP.
Ferma a non arrendermi all’idea che nulla si potesse modificare, ho
deciso di tentare un approccio al computer, del quale mio marito del
resto era stato appassionato utente, attraverso gli esercizi del TNP.
Ferma a non arrendermi all’idea che nulla si potesse modificare, ho
deciso di tentare un approccio al computer, del quale mio marito del
resto era stato appassionato utente, attraverso gli esercizi del TNP.
Sinceramente all’inizio non è stato facile, spesso è stato un intervento
impositivo, però progressivamente con un lavoro di stimolazione
giornaliera, dei miglioramenti ci sono stati e posso azzardare la
convinzione che la situazione non sia ancora stabilizzata.
Ha conseguito maggior autonomia comportamentale, è migliorata la
coscienza di sé, le varie facoltà, anche la memoria a breve termine, ne
hanno tratto beneficio.
A tal proposito potrei fare mille considerazioni e osservazioni, ma ciò
che intendo più utile, motivo principe del mio intervento, è lanciare un
appello ai familiari dei cerebrolesi.
Dalla mia esperienza posso dedurre che qualunque sia la condizione della
persona che ha deficit cerebrali, la stimolazione costante è
importantissima, non si deve “mollare”.
L’obiettivo non è certo il raggiungimento di una normalità (le lesioni
cerebrali ci sono state) ma di una situazione vivibile sì.
Lavorare, anche per piccoli passi, aiuta sia il paziente che il
familiare, per cui vale la pena sempre tentare.”
Il soggetto, incapace di uscire di casa se non accompagnato, fu
sottoposto anche a esercizi di memoria spaziale sempre tramite TNP: data
la particolarità specifica del software di poter costruire esercizi
nuovi ne erano stati costruiti alcuni specifici all’interno di Labimem
(modello di esercizio basato sul test del Labirinto) impostati su una
struttura logica (via due su tre ecc.). Partendo da matrici di 6X6
riuscì pian piano a fare esercizi basati su matrici 10X10. L’effetto a
livello ecologico fu che il soggetto cominciò ad uscire di casa da solo:
partendo dalla casa di campagna posta sulla riva di un lago di montagna
riusciva a fare il giro del bacino stesso (distanza: 4,0 km; a piedi: 1
ora) alla cui riva ovest arrivavano più strade d’accesso (non era a
circuito chiuso).
Partendo da casa propria riuscì pian piano a girare la città tornando
sempre a casa. Aveva una moglie eccezionale che sapeva gestire in
qualche modo la propria ansia; unico suo cruccio era la golosità del
marito che entrava nelle pasticcerie note e che chiedeva la carità di
una pasta.
Cosa era
successo, che cosa gli impediva di controllare la propria dipendenza
chiaramente non patologica (saremmo tutti ospiti del servizio
tossicodipendenze)?
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Nel circuito
processi mnesici
sistema gratificazionale
azione
era venuto a mancare il controllo dei lobi frontali.
Da professionista laureato era rimasto forse un po’ sempliciotto
ma non era più il paziente irrecuperabile. Per ripere la
signora: “con un lavoro di stimolazione giornaliera, dei
miglioramenti ci sono stati e posso azzardare la convinzione che
la situazione non sia ancora stabilizzata. Ha conseguito maggior
autonomia comportamentale, è migliorata la coscienza di sé, le
varie facoltà”: era divenuto sicuramente più autosufficiente |
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PROGETTUALITÀ E UTILIZZO IN RSA:
ALCUNE RIFLESSIONI
COME CI STIAMO OCCUPANDO DEGLI OSPITI DEI 4000 POSTI LETTO NELLE
STRUTTURE TRENTINE?
Quali strumenti di riabilitazione cognitiva sono presenti nei PAI? Sono
poi veramente individualizzati? Se presenti come li utilizziamo? Chi li
utilizza? Sono utilizzati?
Quanto non investiamo nella riabilitazione cognitiva per risparmiare,
innescando un processo ricorsivo di aumento della spesa con valenze
iatrogene sull’ospite?
Come ci stiamo occupando degli ospiti dei 4000 posti letto nelle nostre
strutture trentine?
Quali strumenti di riabilitazione cognitiva sono presenti nei PAI? Sono
poi veramente individualizzati?
Quanto non investiamo nella riabilitazione cognitiva per risparmiare,
innescando un processo ricorsivo di aumento della spesa con valenze
iatrogene sull’ospite?
Nell’indagine neuropsicologica quali strumenti utilizziamo?
Nel trattamento del deterioramento cognitivo quali strategie
utilizziamo? Solo il farmaco e stimolazioni aspecifiche o anche software
dedicati estrategie alternative? ;
PROVIAMO A RISCRIVERE UNA STORIA
PROPOSTA DA ALMENO 20 ANNI MA MAI SCRITTA
I DEFICIT COGNITIVI: UN
POSSIBILE PIANO D’INTERVENTO NELLE RSA
L’afasia e
la demenza sono considerati i prototipi dei disturbi (focali e
generalizzati) delle Funzioni Corticali Superiori da sofferenza
cerebrale. Qui si intende approfondire la seconda non perché sia la sola
disfunzione neuropsicologica meritevole di essere approfondita ma come
esempio di come si possa intervenire anche laddove, da sempre, ci si sia
sempre sentiti come di fronte ad un caso di ineluttabilità, di impotenza
La neuropsicologia, attraverso lo studio delle alterazioni delle
funzioni nervose superiori conseguenti a lesioni del Sistema Nervoso
Centrale, fornisce gli strumenti atti a valutare le capacità cognitive
residue (12). Tale valutazione avviene tramite la somministrazione di
batterie di test formalizzati che permettono di:
caratterizzare la natura del deficit cognitivo,
evidenziare le strategie ancora utilizzabili nel “problem solving’’
seguire la progressione del disturbo
I mezzi terapeutici per affrontare la demenza coinvolgono ora sia
strumenti del campo farmacologico sia strategie comportamentali e
riabilitative cognitivo-motorie. E’ a questo livello che la
Neuropsicologia clinica e riabilitativa si inserisce. L’Indagine
Neuropsicologica, soprattutto attraverso un approccio di tipo
processuale, provvede a recepire le informazioni necessarie per lo
sviluppo di un appropriato piano di trattamento
L’approccio che si viene ad esporre, si fonda su di una proposta il cui
nucleo concettuale é che “il demente è sensibile alle caratteristiche
ambientali”. Ciò suggerisce immediatamente che l’isolamento in cui
spesso viene confinato il paziente riduce le abilità sociali ed adattive
ben oltre l’effettiva debilitazione causata dal morbo. Infatti già nel
momento della diagnosi, emerge un cambiamento nello stile di vita del
paziente e della sua famiglia. Ciò non deve significare una condanna
precostituita ma una sfida alla nostra sensibilità.
Un primo livellodi intervento
può:
portare ad
un’adeguata informazione alla famiglia ed ad una concezione rispettosa
del paziente in quanto uomo con un proprio spazio vitale;
indurre modificazioni comportamentali favorevoli, possibili peraltro
anche in fase più avanzata, incrementando le occasioni di stimoli
ambientali ed istaurando relazioni terapeutiche specifiche.
RIFLETTIAMO
Una istituzione che voglia porsi come sostituto o come partner
dell’ambiente familiare deve poter rispondere adeguatamente e
differenziatamente sia ai vari momenti (premorboso, iniziale, di
consolidamento e finale) del processo involutivo, sia alle disfunzioni
cronico-focale che rappresentano indubbiamente uno dei più attuali e
disturbanti processi patologici.
Si possono indicare due linee
generali di intervento:
a. formazione
ed aggiornamento del personale onde fornire informazioni e risorse
basilari sui seguenti argomenti:
funzioni corticali superiori
vissuto psicologico e meccanismi difensivi del soggetto cerebroleso; lo
stress e la sua gestione
la relazione terapeutica e la sindrome del burnout
qualità di vita ed aspettative prognostiche
il test: limiti e somministrazione
la riabilitazione cognitiva: pregi e limiti.
b. Intervento differenziato. Ogni momento del processo (vedi
sopra) necessita ed esige modelli di trattamento diversificati.
Se nel momento preventivo le istanze di intervento volgeranno
soprattutto verso la socializzazione, la prevenzione (screening) e la
gestione dello stress, si dovrà via via aggiustare l’aiuto verso forme
più incisive e dirette di stimolazione quando ci si trova ad affrontare
condizioni più o meno importanti del tracollo mentale e psichico.
Le forme finali necessiteranno invece di una particolare attenzione
all’assistenza ed alla relazione terapeutica, soprattutto sotto forma di
aggiornamento del personale.
TRAINING
Riabilitazione
neuropsicologica software assistita in struttura protetta
I pazienti che accedono alle RSA hanno già ricevuto una diagnosi dal
sistema sanitario e dovrebbero (il condizionale è d’obbligo) essere già
stati sottoposti ad idonea batteria testistica.
In Rsa abbiamo bisogno di strumenti duttili e veloci, capaci di darci le
necessarie informazioni su cui basare ogni singolo, individuale piano di
trattamento ma purtroppo, come ha detto la presidente dell’ordine
provinciale (Trento) degli psicologi, in Trentino la figura preposta
secondo il livello ordinistico previsto dalla legge 56/89 non è nemmeno
preventivata.
METODO
•Selezione operatori
•Addestramento operatori che si occuperanno della riabilitazione
cognitiva tramite software dedicato
•Valutazione neuropsicologica
•Predisposizione piano terapeutico individuale
•Incontri con familiari
•Rivalutazione neuropsicologica post trattamento
•Follow up a 12 mesi e verifica efficacia
UN ESEMPIO
Attualmente, presso una struttura provinciale con pazienti con deficit
cognitivo di grado medio e lieve (Casa Lamar del Centro Trentino di
Solidarietà: CTS), per la valutazione iniziale ed il follow-up si sta
utilizzando:
ENB
(Sara Mondini ed
al. Esame Neuropsicologico Breve. Una batteria di test per lo screening
neuropsicologico, 2003 Cortina Editore pag.3
STRUTTURA
DELL’ENB
“L’ENB si articola in tre parti:
1) raccolta dei dati anamnestici;
2) intervista neuropsicologica con il paziente e i familiari;
3) somministrazione delle prove cognitive e raccolta dei dati.
L’ordine di somministrazione delle prove della batteria è il seguente:
•Digit span;
•Trail making test (TMT, versione A e versione B);
•Copia di disegno;
•Memoria con interferenza;
•Astrazione;
•Test dei gettoni;
•Memoria di prosa (immediata e differita);
•Test delle figure aggrovigliate;
•Disegno spontaneo;
•Fluenza fonemica;
•Stime cognitive;
•Prove prassiche;
•Test dell’orologio.”
Inoltre si utilizzano anche
T.I.B.
test d’intelligenza breve per valutare il quoziente
intellettivo pre-morboso. Viene utilizzato al posto della Wais.
Matrici Progressive di Raven
per il fattore G per valutare
il livello intellettivo attuale
SCL 90-R
per
il vissuto attuale
Successivamente per il
paziente verrà preparato il piano di trattamento e quindi sottoposto a
riabilitazione cognitiva con TNP.
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